«Collaborativo» non è un tipo di robot: cosa chiede la valutazione del rischio
"Mi serve un cartesiano collaborativo, così risparmio sulle recinzioni." Me lo sono sentito dire abbastanza spesso da aver preparato la risposta: il cartesiano collaborativo non esiste, e non per cattiveria dei costruttori. "Collaborativo" non è una categoria di macchina: è una proprietà dell'applicazione, e si dimostra con una valutazione del rischio, non si dichiara in un preventivo.
Il punto tecnico è l'energia in gioco. La collaborazione uomo-robot, quella dei cobot, nasce per macchine piccole che muovono pochi chili a velocità limitate, con contatti accidentali che restano sotto le soglie di dolore definite dalla specifica tecnica ISO/TS 15066. Un portale cartesiano che sposta colli da 15-25 chili a un metro e mezzo al secondo porta con sé energie cinetiche di un altro ordine: nessun sensore di coppia lo renderà "sicuro da toccare", perché il problema non è la sensibilità del controllo ma la fisica della massa in movimento.
Questo non significa che un cartesiano debba vivere per forza dietro una gabbia completa. Significa che la protezione si progetta sulla cella reale: segregazione dove l'operatore non deve entrare, barriere e scanner laser dove l'accesso è frequente, velocità ridotta e arresti monitorati nelle zone di carico manuale. In un fine linea ben fatto, l'operatore carica i pallet vuoti da una posizione protetta e la macchina lavora alla sua velocità piena pochi metri più in là: non è collaborazione, è buon layout — e rende più del cobot e costa meno della gabbia totale.
Quando qualcuno vi vende la collaborazione su un pallettizzatore, fate la domanda che chiude la discussione: "Posso vedere la valutazione del rischio dell'applicazione, con le energie di contatto calcolate?" Se la risposta è un depliant, state comprando un aggettivo. Ho approfondito il quadro normativo e i casi concreti in cosa dice la normativa sul cartesiano collaborativo, con i riferimenti alle norme di tipo C e a cosa chiedono davvero in fase di marcatura.
Il quadro di partenza resta quello della direttiva macchine: la sicurezza si dimostra con l'analisi dei rischi dell'insieme, macchina più applicazione più ambiente. Un'etichetta non ha mai assolto nessuno, e in caso di incidente è quel fascicolo che viene aperto per primo.